Nel corso di un’operazione di pesca di routine nelle acque territoriali di un paese europeo, un peschereccio, recuperando le reti a strascico, ha individuato un insolito e pesantissimo oggetto impigliato nelle attrezzature. Insieme al pescato, a bordo è stato sollevato un massiccio manufatto metallico, ricoperto da uno spesso strato di concrezioni marine, fango e sedimenti. Un esame preliminare ha mostrato che il ritrovamento era chiaramente di origine antropica e presentava un notevole grado di corrosione, indicando un prolungato periodo di giacenza sul fondale marino.
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Dopo il trasporto del reperto in porto e una pulizia sommaria effettuata dagli esperti del museo marittimo locale, è stato stabilito che si trattava di un pezzo di artiglieria, presumibilmente risalente al tardo Medioevo o all’inizio dell’Età Moderna. Ha suscitato particolare interesse la relativa buona conservazione della canna e la presenza su di essa di chiari, sebbene parzialmente danneggiati, marchi di fusione e stemmi araldici. Questi simboli hanno permesso di formulare le prime caute ipotesi sulla possibile provenienza del cannone e sul periodo storico della sua realizzazione.
Per un’identificazione precisa e il restauro del reperto sono stati coinvolti archeologi e conservatori. Grazie all’uso della radiografia e all’analisi spettroscopica del metallo, è stato determinato che il cannone era stato fuso in bronzo nella prima metà del XVI secolo in uno dei paesi del Nord Europa. I segni araldici corrispondevano alla dinastia regnante di quel periodo. L’assenza di gravi danni da combattimento sulla canna ha portato gli esperti ad avanzare l’ipotesi che il pezzo d’artiglieria potesse essere stato perso in un naufragio, piuttosto che in una battaglia navale.
Il valore storico del ritrovamento risiede nel suo eccezionale stato di conservazione e nella precisa attribuzione. Pezzi d’artiglieria simili, specialmente con marchi leggibili, sono estremamente rari, poiché la maggior parte di essi è stata rifusa nei secoli successivi. La scoperta consente di precisare i dati sullo sviluppo della metallurgia e degli armamenti navali nella regione specifica e potrebbe anche aiutare a identificare un sito di naufragio finora sconosciuto.
Attualmente il pezzo d’artiglieria è stato affidato a un complesso lavoro di restauro e conservazione, al termine del quale troverà posto nell’esposizione del museo marittimo nazionale. Questo caso è un chiaro esempio di come l’industria della pesca moderna, che spesso si imbatte in oggetti del patrimonio culturale sui fondali marini, possa contribuire a importanti scoperte storiche, a condizione che vi sia una tempestiva collaborazione con la comunità scientifica.
